1.10.09

megafaun

Mentre la stagione persiste e si difende dalle nebbie che verranno, mi accorgo di non aver ancora lasciato due parole sul disco che più mi ha allietato in questi mesi. Lo faccio prima che sia troppo tardi, prima che finisca il decennio, prima che la compilazione di ingenerose classifiche degli anni zero faccia scuotere la testa a molte persone. Ecco, se dovessi partire dalle piccole cose buone, direi che gli anni zero ci hanno regalato i Megafaun. E i Megafaun ci hanno regalato prima Bury the Square, criptico gioiello d'esordio, e poi questo Gather, Form & Fly. Va detto, a onor di cronaca, che il trio in questione si accompagnava al ben più celebre Bon Iver -al secolo Justin Vernon- nei DeYarmond Edison. Peccato per la prematura scomparsa. Rimane il fatto che il best seller For Emma, Forever Ago alle mie orecchie si è sgonfiato alle distanza, mentre i lavori dei Megafaun non smettono di riservarmi piacevoli sorprese ad ogni ascolto.
Se Bury the Square risultava meno accessibile (nonostante un pezzo come His robe!) il nuovo album si è proposto al popolo tutto con i suoi tredici brani farciti di banjo e barbe lunghe.
Al centro della scena figura un dedalo di soluzioni alt-folk la cui chiave di lettura spesso sfugge, devia, piacevolmente deraglia... mentre più in basso, a livello di spartito, si condisce il tutto con un paio di ballate accattivanti e si ammicca a più non posso -ora al ludico rumorismo su cantato a cappella, ora al tropicalismo stracco (la straordinaria Column)- buttando tutto dentro al calderone in un amalgama geniale ed imperfetto. Una volta acceso il fuoco si continua a girare, con quel marchio di fabbrica inconfondibile, inesauribile. Megafaun.