28.6.09

The Limits of Control

di Jim Jarmush (2009)


Questo film è la storia di un Volto.
Anzi. I veri protagonisti sono due zigomi molto sporgenti. Quelli di
Isaach De Bankolé, nuovo attore feticcio di Jim, già gelataio in Ghost Dog.
Jarmush rimane un musicista e The Limits è la partitura di una vicenda umana, irrilevante e fondamentale assieme, come tutte le storie di cinema.
Jarmush è un pittore, anche. I suoi studi cromatici sono i più eleganti degli anni zero.
Pochi dialoghi (1000 parole in tutto?). Almeno 4 lingue diverse (finiranno nel tritacarne del doppiaggio italiano). Ma i protagonisti si capiscono lo stesso. La complicità è trasmissione cuore-a-cuore e non sintassi.
Jarmush si rivela -in ultima analisi- un asceta anarchico.
Il suo protagonista non rispetta le leggi.
Ha la propria norma interiore:
Solitudine, dedizione alla causa, rinuncia a se stesso.
Per far saltare il controllo ed i limiti che questo impone.

If you only watch one movie this year, get this one.

18.6.09

Cineforum Volonté

Bene, sembra che sia arrivata la stagione delle proiezioni sotto le stelle... stelle custodi d'una manciata di sedie in legno sparse per l'aia d'una casa di campagna. Il luogo è noto. Lo è almeno a quelle persone dalle quali ho ricevuto domande che hanno tradito una certa attesa... mi ha fatto piacere, sarebbe bastata la mia.
Quest'anno ho scelto di incontrare il signore qui accanto. Tutto facile, mi ha convinto lui stesso con le poche parole che seguono... alle quali non credo di dover aggiungere altro.

Io accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema.
E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico.
Il cinema apolitico è un'invenzione dei cattivi giornalisti.
Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità.
Per me c'è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione.
Essere attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale:
o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressiste di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario tra l'arte e la vita.

Gian Maria Volonté, 1984


il programma:

  • venerdì 26 giugno - Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (di Elio Petri, 1970)
  • venerdì 10 luglio - La classe operaia va in paradiso (di Elio Petri,1971)
  • venerdì 24 luglio - Il caso Mattei (di Francesco Rosi, 1972)
  • venerdì 7 agosto - Porte aperte (di Gianni Amelio, 1990)

5.6.09

votare


Ora ti dico quello che so io. Fermami quando coincide con quello che sai tu.

Queste elezioni non contano un cazzo. Scherzo. Contano un sacco per stabilire un equilibrio, o un disequilibrio (che poi è la stessa cosa). L'ultima volta che sono stato a votare, il popolo della sinistra era chiamato a una dura scelta -quella a cui tutte le democrazie annoiate di questa terra prima o poi hanno dovuto fare fronte. Vale a dire smettere di opporre resistenza, smettere di fare coalizioni dopo i risultati, tappare il naso e votare PD o PDL, o nell'accezione idealtipica della cosa accettare un sistema bipartitico ed il necessario convergere al centro delle forze politiche che in esso competono, contribuendo in maniera attiva riducendo il gap ideologico tra le parti ed isolando gli estremi. Oppure non tener conto di tutto ciò e continuare con il vecchio sistema, detto anche vai dove ti porta il cuore. Conoscevamo i rischi, ce ne siamo fregati. A destra vanno via più tranquilli, non si cagano troppo il fatto che statalismo e federalismo marcino assieme -in effetti di questi tempi esistono problemi più ficcanti- e hanno una loro sorta di rispettabilità congenita che insomma, ha un certo qual che di scioltezza. Noi protestiamo in piazza contro le leggi che abbiamo votato il giorno prima.


Nota di servizio: il blog che stai leggendo è a maggioranza qualificata di sinistra. Te ne fai qualcosa? Diego è sinistra, PWG è sinistra. Degli altri ospiti non so che dire.


E insomma, così. questo non è un post elettorale, è più la storia di una QUASI quindicina d'anni di elezioni condensata in un sacco di righe che ho deciso di non scrivere. Finita la storia, e tenuta ben salda nella mente la morale della stessa, propongo di fare qualcosa di innovativo e vintage allo stesso tempo: VOTA IL PIGMENTO.


Vota Il Pigmento funziona così. Le sinistre hanno perso, sta scritto, è storico, va bene, è giusto e bla bla bla. Entri nel seggio, cerchi il pallino più rosso che c'è sulla scheda e gli tiri due righe sopra. Esci, prendi una sbronza e decidi di "aver mandato un segnale". Niente mortadella in mezzo alla scheda e inviti a magnarsela, niente Dario Franceschini, niente di niente. Dalla prossima volta contribuiremo al sistema elettorale in vigore inasprendo il gap e marciando dritti verso la grande vittoria -che non arriverà.