24.2.09

Satana e le mie braci

Storia di un odio lungo 33 anni

L’unica gente davvero interessante sono i matti.
Rainer Werner Fassbinder era uno di loro. 40 film girati in 15 anni. Una sorta di René Ferretti ante litteram. Con la differenza che per Fass valeva spesso la regola del Presto & Bene.
Interviste provocatorie - tonnellate di pellicola girata - l’anti-teatro - i melodrammi radiofonici. Troppa vita per un corpo solo. Fass morì giovane (oddio: più giovane di me…). Lo trovarono nella sua stanza con la sceneggiatura di Rosa Luxembourg accanto. Overdose. L’ultima paglia ancora tra le labbra.
Poi ognuno ha le sue fisse. Per me RWF non si discute mai. E’ una sorta di religione. 
Certe cose della sua produzione sono fatalmente minori. Ma nondimeno.
Satansbraten (’76) -per dire- è considerato un divertissement intellettuale. Incastonato tra opere gigantesche come Effi Briest e Il matrimonio di Maria Braun.
Eppure.
Anche Rainer Werner gli voleva bene, ai matti.
Il titolo originale -beffardo- significa Arrostino di Satana.
E’ la cronaca di una perdizione. Walter, poeta anarchico non bello e non abbastanza dannato, perde soldi e dignità precipitando verso il fondo. E’ Il tributo di Fass ad un topos di quegli anni. Letteratura e cinema mitteleuropei pullulano di spirali mortali. E di vagabondi che vengono risucchiati. Ma il brasato satanico non è soltanto questo. Tra urla e scene grottesche l’Amore fassbinderiano trapela anche qui. Più ineffabile che altrove... Per il resto -tuttavia- il film è limitato nel tempo e nello spazio. Diverte solo chi conosce cultura e società tedesche di quegli anni. In breve: una pellicola che in Italia avrebbe comunque richiamato quattro gatti.
Torniamo a noi. E ad oggi. L’esprit du temps è: intolleranza a fiotti. Raziocinio: scarso. Emozioni: a pallettoni. Giusto?
Bene. Ora anch’io voglio la mia parte. Dicono: aspetta il momento giusto. Eccolo. Adesso però datemi la testa di quell’uomo. E’ un vecchio? Tanto peggio. Voglio colui che scrisse sulle pizze tedesche destinate a Roma e Milano

N.E.S.S.U.N.A.F.E.S.T.A.P.E.R.L.A.M.O.R.T.E.D.E.L.C.A.N.E.D.I.S.A.T.A.N.A.

19.2.09

migrano gli uccelli emigrano

  

E' il 1962, in Italia.

Non ci sono cazzi.

Ergo:

Sweet Bird of Youth -> La dolce ala della giovinezza

Birdman of Alcatraz -> L'uomo di Alcatraz

      

17.2.09

Fargo

Un paesaggio nevoso che ovatta ogni rumore e rende quasi insostenibile l'escalation della violenza man mano che passa il minutaggio del film. Una commedia degli errori che si trasforma in massacro sotto gli occhi di un lettore d'eccezione, una poliziotta incinta che si trascina a fatica da un posto all'altro e a cui tocca di pulire dopo il disastro. Un novero di attori incredibili, quasi tutti di seconda levatura: spiccano Peter Stormare, William H.Macy, Frances McDormand e il solito Steve Buscemi, ma non c'è una singola interpretazione da buttare. Fargo nasce così, un po' in sordina dopo il sostanziale flop artistico e commerciale di Mister Hula Hoop, scritto da Sam Raimi e voluto da Joel Silver sull'onda della palma d'oro a Barton Fink. Firmato da due autori (in realtà la firma è ancora del solo Joel, ma è solo una convenzione) che ritrovatisi con le pezze al culo reinvestono tutta la loro credibilità in un progetto che calza loro a pennello. Fargo è una specie di somma della prima parte della carriera dei Coen, quello in cui per la prima volta (eccezion fatta, ma solo parzialmente, per Crocevia della Morte) viene abbandonata la tipica messinscena grottesca e caricata per dar maggior risalto alla poetica della stupidità umana che lo sorregge. Incidentalmente pulp, come può esserlo un film che nel '96 non ci risparmia la visione di un uomo passato al tritacarne (ma senza la sterile aura citazionista del tarantiniano medio, scelta coraggiosa se consideriamo il calderone di citazioni che era già solo il film precedente dei due). Lynchiano nella misura in cui è un film sui segreti della periferia americana più oscura qualche anno dopo la botta epocale di Twin Peaks. Ed insieme, niente di tutto questo. Sicuramente il teatrino di un'umanità desolata e che spinta in un angolo non trova niente di meglio da fare che cercare di metter pezze a una situazione irrisolvibile, accelerando il consumarsi di una tragedia e lasciando dietro di sè un'angoscia disperata ed alienante che sembra arrivare dritta da un morality play (e se vogliamo è ancora drogata di quell’algida supponenza che inficiava Blood Simple). Solo l'ennesimo tassello (insieme a Cimino, Carpenter, Harlin, Burton, Ferrara e Cronenberg) di quell'invisibile filo rosso della rinascita di cuore del cinema americano nell'anno di grazia 1996. Il primo grande film dei Fratelli Coen, incidentalmente, e l’inizio della loro fase più fruttuosa. Domani sera, ore22, Officina49. E non dite che non c’è niente da fare e vi tocca rimanere a casa a guardar Sanremo.

scritto da kekko

10.2.09

m'illumino di meno

Ambiente e Risparmio Energetico sono belle parole, ma prima di scriverne avrei dovuto risolvere il conflitto tra due miei stati d'animo, forti e contrapposti. Il primo mette in campo l'entusiamo di iniziative quali m'illumino di meno -la giornata del risparmio energetico è oggi!- il secondo è ammalato di pessimismo e risente della negligenza con la quale viene trattato questo tema in Italia e non solo. L'iniziativa di Caterpillar non ha, o non dovrebbe aver più, bisogno di presentazioni. Un nuovo simpatico inno ed il solito semplice decalogo (Kieslowski la faceva più difficile!) per covertire chi pensa che un piccolo gesto sia solo una goccia nel mare. Non è così. Intanto studio delle fonti rinnovabili, nuove tecnologie e idee tanto semplici quanto geniali mettono sul piatto una serie di oppurtunità che testimoniano quanto questo sia il momento adatto per una svolta. Una svolta che deve avvenire dal basso, a questo servono le iniziative di sensibilizzazione come questa, ma anche -soprattutto- dall'alto. Da qui, il mio malcelato pessimismo. Perchè quelli che stanno lassù non perdono mai occasione di mostrare la loro poca lungimiranza. Dai pasticci al Consiglio Europeo sul pacchetto clima, al continuo catalogare come catastrofisti quelli che con cognizione di causa raccontano cosa sta succedendo nel nostro pianeta. Chiamateli pure catastrofisti, ma non fategli un giorno pronunciare uno spregevole te l'avevo detto! 
Il discorso può essere interminabile e non vorrei dilungarmi, ma solo far notare che in tempi di profonda crisi sembra ancora meno lungimirante, ancorchè stupido, non capire che gli investimenti sul settore del risparmio energetico sono la prima garanzia di un importante ritorno economico. Purtroppo, nonostante il brulicare di interessanti oppurtunità, qua si tergiversa e si rema contro. Qualcuno dice che non c'è più molto tempo, qualcun altro che il tempo è già scaduto. E se anche un grande omino come Guido Ceronetti dice che siamo su una locomotiva in corsa lanciata verso un ponte crollato, io comincerei seriamente a preoccuparmi.

9.2.09

il Segno del Leone

Storia di un italiano all'estero

Sfogliando la lista di Empire con i migliori film di sempre, un particolare salta all’occhio. L’unico titolo non americano tra i primi venti è C’era una volta il west (‘68). Del miglior cow-boy movie evah è responsabile un romano.
Ho fatto un sondaggio nel mio laboratorio multirazziale. Ebbene. Nessuno considera Once Upon a Time in the West un film meno che americano. E pazienza se il plot del LAB (Leone Argento Bertolucci) va in scena -quasi tutto- tra Cinecittà e Andalusia.
Tra il titolo originale e quello americano già passa un universo (semantico ed ontologico). Ma i cowboy sudati del grande Sergio hanno subito il vero amore degli uomini in giro per l’Europa.
In Germania Leone è culto duro. Lì C’era un volta… lo chiamano -da 40 anni- Suonami la canzone della morte. E non è l’unica botta di ingegno. Il buono, il brutto e il cattivo ad Amburgo, tra uno schnitzel e una birra, si fanno fottere Sentenza. Rimangono Due furfanti pieni di gloria. Senza parlare di decessi poi i crucchi non ci sanno stare. Così Giù la testa (’71) viene trasformato ne La melodia della morte.
Ma Giù la testa -elegia di due rivoluzionari fuori dal proprio tempo- è un caso singolare.
Gli italiani sono persone dall’insulto facile, in genere. In questa occasione fanno invece la figura dei signori. Unici a cavarsela senza parolacce. Sì, perché TUTTI in Europa, all’invito a chinarsi, aggiungono un improperio. Duck You, Sucker! Agachate, Maldido! Aguenta-te, Canalha!: un florilegio. I finlandesi poi si coprono di ridicolo con Abbassati, Sciocchino!. Il picco assoluto, in Svezia. Borg e compagni urlano “China il capo, pezzo demmerda!” (sic!).
Il film arriva in America solo nell’estate del ‘72. I distributori yankee sono perplessi dal teatrino europeo. Eppoi Business is Business. Così Giù la testa diventa il seguito -inconsapevole e bombarolo- di A Fistful of Dollars. Ed esce A Fistful of Dynamite.

6.2.09

"Quanti mari deve sorvolare una colomba bianca
prima di poter dormire nella sabbia?"

per E.E.

(per la sua pace, 
per il nostro silenzio)

video

3.2.09

M. Ward - Hold Time

Nonostante non sia più tempo di classifiche (ne siamo sollevati) vorrei giocare d'anticipo stilando un'ipotetica classifica 2009 de i meglio indie-folk songwriters meno considerati nel Belpaese... sul podio M. Ward col nuovo lavoro Hold Time
Il disco è in uscita tra un paio di settimane ma è già interamente e legalmente ascoltabile. Chi apprezza delizie quali End of Amnesia o Post-War, per citare due albumtroverà un Ward dal tono quantomai fresco ed accattivante. Un Ward che rispetto ai precedenti lavori strizza sempre più occhio ed ugola alle tradizioni country-folk popolari. E' lui stesso a chiamare in causa calibri quali Roy Orbison, Buddy Holly (gustosa la  cover di Rave On) e Don Gibson del quale ci regala, in duetto con Lucinda Williams, una incantevole Oh Lonesome Me. Chi non avesse mai udito di questo M. Ward, potrà per prima cosa essere incuriosito da certe sue affermazioni:
"I'm attracted to songs that have balance between the darks and the lights and giving them all equal opportunity"
Stiamo parlando di contrasti stimolanti, e credo che proprio lì stia la questione: la voce di M. Ward ha un potere... sa essere punto d'incontro tra un graffio ed una carezza. Ascoltare la sua musica, di conseguenza, può gettare in preda ad una piacevolezza del tutto particolare. Questo è un consiglio per un ascolto (da raccogliere con disconnesso entusiasmo!) che vale più di tante altre parole.