9.7.09

Howe Gelb @Hana bi

Se non ho contato male, se non ne dimentico nessuna, sono sette. Sette le volte che ho visto Howe Gelb dal vivo comprese le apparizioni con Giant Sand e Sno' Angel. Sette volte e credevo di sapere a cosa andavo incontro, mi illudevo di conoscere il copione, ma non avevo fatto i conti con Howe.

Una di quelle serate che fanno d'una estate una bella estate: sedie all'aperto, sabbia e dune, stelle e luna piena vecchia di un giorno. Quella sorta di cerimoniale perfetto proposto dall'Hana Bi (per l'occasione complice Strade Blu) al quale, stavolta sì, sono piacevolmente abituato.

La rincorsa ad Howe parte all'ora di cena con i Comaneci in modalità alt version (Francesca e Glauco) e prosegue, tanto per gradire, con un notevole trio meticcio formato dagli Slummers (Dan Stuart dei Green on Red e JD Foster) e Diego Sapignoli alla Batteria.

Ecco, un plauso speciale, un complimento personale, va a Diego. Uno che non è nato a Tucson, Arizona, bensì nel cuore della Romagna. Uno che, tirato per la giacchetta dai tre americanoni (Howe lo richiamerà on stage per un paio di pezzi), ha saputo esprimersi con estrema classe, tatto e sensibilità. Proprio le caratteristiche che contraddistinguono il suo modo di suonare nei suoi numerosi progetti (sono certo che nell'elenco ne manca qualcuno!). Intanto Howe, appollaiato sulla duna come un berbero solitario, si gode lo spettacolo col cappello ben calato in testa, in attesa del suo turno. E quando arriva non ce n'è più per nessuno. Comincia sgranocchiando note al piano per poi passare alla chitarra. Prosegue facendo la consueta e deliziosa spola tra i due strumenti ed armeggiando il più micidiale di tutti, la sua voce. Non lo posso raccontare qui, cos'è la voce di Howe Gelb... se ci riuscite fatelo voi.

Sotto alle burla di effetti vocali ed uscite irresistibili - "no thanks, it's not jazz, it's not jazz..." all'applauso dopo un virtuosismo durante un brano - è la musica a fare sostanza. E ce n'è talmente tanta da farne venire fuori un concerto importante, perchè Howe è tremendamente ispirato e deciso a sfoggiare tutto il suo talento d'un Dylan deragliato in età precoce. Ci riesce come poche altre volte, e lo fa pescando a caso nel suo repertorio regalandoci le sue eterne rivisitazioni di perle quali Paradise here abouts, Shiver e, appunto, Stranded Pearl. Da solo tiene in piedi un teatrino affollato sul quale è sceso un silenzio religioso, quasi sacrilego, visto il personaggio. Uno spettacolo assolutamente coinvolgente e gustoso, capace da solo di dare un senso ad una stagione, ad un luogo, ad un certo tipo di musica suonata in un certo tipo di contesto. Allora non rimane che un augurio... See you next summer, Howe.


(grazie Adele per le foto!)

4 commenti:

Anonimo ha detto...

ottima recensione. aggiungo solo, per onore del vero, che in questo tipo di "pezzi unici" il ruolo di strade blu è un pò più che di "complicità"...
grazie
baci
gr.

diego ha detto...

a cesare quel che è di cesare! :)

Adele ha detto...

prego, è un piacere.
io Gelb l'avrò visto solo tre/quattro volte ma devo dire che mai come ieri. sarà stato anche per contesto e situazione favorevoli, ma certo non solo quello.
e sono perfettamente d'accordo con te su Diego, che ho chiaramente sentito molte volte, e davvero con Dan Stuart e JD Foster mi ha sbalordito.
E Gelb lo ha voluto per più di un pezzo...e lo chapeau con il suo cappello!!

ringraziamenti d'obbligo a chi ci regala tutto questo. siamo davvero molto fortunati.

chris ha detto...

bella diego. serata davvero speciale.