PHOSPHORESCENT - Pride
(Dead Oceans, 2007)
Non è solo per quel monicker non poco paradossale che ho affidato a Matthew Houck l'ultima session. Non c'era musica migliore per attendere di addentrarsi nelle nebbie autunnali.
Con Phosphorescent è stato amore a primo ascolto. un amore che può essere non facilmente comprensibile ai più perchè basato su un'empatia profonda e molto poco immediata. ma chi sa apprezzare, quasi eccitato, il profumo umido delle prime avvisaglie invernali può condividere tutto ciò. Questo album porta con se quei profumi avanzando lento senza l'assillo di giungere a destinazione.
Pride è composto da scure ed ammalianti cantilene in falsetto scandite da tonfi di grancassa e rinascite di sonagli (A picture of our torn up praise, Be dark night), da suonatine folk gravi ed immortali (The waves at night e Wolves, non mi stancherò mai di ascoltarle) e da ballate commosse e struggenti che si perdono nel corso del tempo (My dove my lamb, Cocaine lights).
Ma c'è dell'altro, e si nasconde. E' essenza parallela che si cela dietro l'incedere tribale di una marcetta visionaria (At death, a proclamation) e si decompone in echi ancestrali e urletti animaleschi nella bizzarra titletrack. una mezza dozzina di minuti che chiudono un album di una bellezza sconcertante.
Phosphorescent è un mondo primitivo tutto da scoprire.