30.10.08

tarlo terzo

Abemus Baco Tarlo Terzo, così il sito ufficiale annuncia la venuta della nuova creatura dei Bachi da Pietra. Inchiostro nero su un bianco candido -"un aratro portavo campi bianchi a seme nero aravo"- oggetto di cure attente e raffinate. 
Leggo nel retro copertina di prodi personaggi investiti nel pieno dell'estate del titolo di Gran Bacato: il logo di Bronson Produzioni è la promettente novità. 
Leggo di altre eccellenti consuetudini, della doppia pelle e del ferro di Bruno Dorella. della gola, della corda, del legno di Giovanni Succi. 
Poi affondo l'ascolto e non riemergo: un bagno di suoni intensi e purificatori dallo "sterco delle favole buone del potere accattone opposto a rette persone". 
Mi appendo alle labbra di una voce che striscia sull'incedere di un rullante, annoto solenne "che la vita è il mestiere che paghi per fare". 
Subisco il prodigio di quelle parole con entusiasmo nuovo. e dove non arrivano quelle parole arrivano le (basse) frequenze che pervadono l'intero disco oltre la comune percezione e scappano veloci ed affannate sulle note de i suoi brillanti anni ottanta
Ascolto di notte fonda, di blues scuro che attorciglia le viscere e provoca malsana assuefazione e consapevolezza: "ho rivisto la mia solitudine, è in forma e le manco". 
Scopro che la malìa può avere un suono lindo e profondo. che ogni colpo di timpano è un cratere. che ogni corda che stride è memoria di fosforo bianco, implode lentamente e lascia solchi indelebili. gli stessi che ripercorre per la scala del solaio la voce narrante fino a raggiungere la fine del disco, ciclico presagio all'imminente riascolto. 

23.10.08

the new year

Ad ogni mese il suo disco. The New Year, disco omonimo della band dei fratelli Matt e Bubba Kadane (diciamo Bedhead, e abbiamo detto tutto) è uscito da poco per la Touch&Go ed è decisamente il disco del mese per the Pulpit. e poco c'entrano le affinità cromatiche con queste pagine o con la frutta di stagione (a proposito, i kaki piacciono a qualcuno?). 
I fratelli Kadane ci hanno investito quattro anni ed il risultato sono trentaquattro preziosi minuti che hanno scandito a ripetizione lo scorrere del tempo di questa stagione di mezzo. 
E' proprio il lungo intro ed il lento incedere di Folios che ci riporta indietro di dieci anni a quel capolavoro che fu Transaction de Novo dei Bedhead, mentre il singolo The Company I Can Get ci risveglia dal dolce torpore con la sua cadenza energica e rotonda. E' il preludio a passaggi più rumorosi del solito, passaggi nei quali è possibile trovare una chitarra quasi fugaziana che ricama le note vispe di The Doors Open. Con brani quali MMV Seven Days And Seven Nights si ritorna senza mezzi termini alle scarne riflessioni di pianoforte e voce che si aprono delicatamente in suggestive melodie ed in malinconie fatte di eterni crescendo. gli stessi motivi ci hanno fatto innamorare della musica dei Bedhead. 
I brani che seguono sono puro esercizio di stile, e che stile, prima della chiusura quasi trionfale di The Idea Of You, un monumento allo slow core più affabile ed illuminato. Lascio qui una traccia di assaggio e proseguo nell'ascolto, che il mese scorre lento e non accenna a terminare.  
The New Year - The Idea of You

14.10.08

anteprima cineforum @Officina49



Grazie alla collaborazione con Officina49 arriva anche il cineforum invernale! 

Si parte con l'anteprima di cui sopra (grazie a toffolomuzik per la locandina) che precede una vera e propria rassegna dal presunto titolo 

Buona la prima
(i migliori esordi possibili) 

La rassegna si svolgerà il mercoledì una tantum a partire da novembre inoltrato. 

Il programma e le date seguiranno a breve. 

astenersi critici cinematografici. 

1.10.08

front porch session/3

PHOSPHORESCENT - Pride
(Dead Oceans, 2007)


Non è solo per quel monicker non poco paradossale che ho affidato a Matthew Houck l'ultima session
Non c'era musica migliore per attendere di addentrarsi nelle nebbie autunnali. 
Con Phosphorescent è stato amore a primo ascolto. un amore che può essere non facilmente comprensibile ai più perchè basato su un'empatia profonda e molto poco immediata. ma chi sa apprezzare, quasi eccitato, il profumo umido delle prime avvisaglie invernali può condividere tutto ciò. Questo album porta con se quei profumi avanzando lento senza l'assillo di giungere a destinazione. 
Pride è composto da scure ed ammalianti cantilene in falsetto  scandite da tonfi di grancassa e rinascite di sonagli (A picture of our torn up praise, Be dark night), da suonatine folk gravi ed immortali (The waves at nightWolves, non mi stancherò mai di ascoltarle) e da ballate commosse e struggenti che si perdono nel corso del tempo (My dove my lambCocaine lights). 
Ma c'è dell'altro, e si nasconde. E' essenza parallela che si cela dietro l'incedere tribale di una marcetta visionaria (At death, a proclamation) e si decompone in echi ancestrali e urletti animaleschi nella bizzarra titletrack. una mezza dozzina di minuti che chiudono un album di una bellezza sconcertante.
Phosphorescent è un mondo primitivo tutto da scoprire.