Raccontare un ritorno non è mai facile, soprattutto quando si lascia parte di se stessi altrove.
Lisbona, dalla notte dei tempi, ha saputo custodire l’essenza di ogni evento lì accaduto… dalle invasioni di mori e vichinghi agli incendi e ai terremoti, come ondate che montano e scompigliano e risacche che lisciano e riordinano.
Dal giorno del ritorno Lisbona è anche diventata custode dei miei preziosi ricordi. meraviglia di una città che permette ampi respiri e detesta trattare le persone come estranei.
Lisbona è per prima cosa il colle sul quale si estende l’antico quartiere Alfama, una casbah di vicoli stretti e ripide scalette nella quale è consigliato perdersi... all’occorenza, come bussola, si può ascoltare in lontananza lo sferragliare dello storico tram n.28!
Alfama è un intrico di abitati più o meno fatiscenti aggrappati l’un l’altro che concedono spesso incredibili scorci e punti panoramici dai quali si possono annusare i profumi risalenti dal fiume Tago. un fiume travestito da mare nel grande golfo naturale che accoglie la città.
Alfama è il cuore meticcio di Lisbona ed ama concedersi a mercatini delle pulci e ristorantini dall’atmosfera familiare, a florilegi di azulejos e panni stesi.
Passeggiando senza meta per l’Alfama ci si ritrova assorti ed immersi in un crocevia di suoni nel quale rimane facile comprendere cosa abbia spinto Wim Wenders a far girare Rüdiger Vogler per la città con un microfono in mano (Lisbon Story) o cosa muove la passione che ritroviamo tra le pagine di Aural Diary, che al mercatino Feira da Ladra ne dedica una.
Alfama è solo uno dei motivi che rendono Lisbona una città che riconcilia con il piacere puro del viaggio. degli altri cento motivi è quasi superfluo il racconto.

