front porch session è una nuova rubrica stagionale, figlia della canicola estiva che insinua l'ombra dei porticati delle nostre case di campagna. Una rubrica che presuppone ascolto ed immaginazione. L'ascolto è quello proposto tra le sue righe, storie di piccole canzoni scarne ed essenziali raccontate in dischi più o meno recenti che hanno raccolto le mie attenzioni. L'immaginazione fa il resto... una sedia, una chitarra acustica, una voce ed uno sguardo dal piglio assorto che si perde scrutando l'orizzonte. che dalla romagna al midwest americano il passo può essere breve.
"I was singing like a bird from my porch just to hear my own voice echo in the canyon" (Papa M)
(FatCat records, 2007)
Tom Brosseau è uno di quei musicisti un po’ fiabeschi che aleggiano timidi lontano dalle grandi ribalte. a volte non si può far commento migliore. Cavalier, prodotto e mixato da John Parish, è il sesto album in pochi anni e pare, per la sublime essenzialità del lavoro, esser scritto apposta per una front porch session. ecco, in verità è successo l’esatto contrario.
Cavalier è poco altro che una chitarra suonata docilmente da dita che pizzicano corde in maniera educata e galante. Cavalier è anche
, soprattutto, una voce nobile e superiore. una voce soave e un po’ barocca che sa cullare l’ascolto come poche altre voci sanno fare. Una voce che trova con naturalezza le giuste melodie tra delicati percorsi folk blues, ammiccando qua e là al country più sbarazzino. Tom Brosseau canta per raccontare storielle della sua terra in mezzo al nulla (Grand Forks, North Dakota) e conciliare malinconie con il tempo che scorre, canta per scoprire nuovi amori e alimentare vecchie passioni. Canta, e sembra di sentire l’eco in fondo al porticato che accompagna la sua stessa voce. Io resterei ore assorto ad ascoltare quella voce, mi manca solo una vecchia sedia a dondolo in legno tarlato.





