Bonnie ‘Prince’ Billy live @ Bronson – 16/6/08
Arrivo a pubblicare qualcosa di doveroso fuori tempo massimo. Una trasferta di lavoro mi ha tenuto lontano dal web concedendomi qualche giorno per ricollocare le idee... per incorniciare freschi ricordi, sbollire fremiti, riordinare emozioni.Un primo generoso consenso alla scelta assai curata della band, a partire da Michael Zerang alle percussioni (sì, avete letto bene, percussioni)... un omone capace di trasportarci sul suo tappeto volante dal midwest alle terre d’oriente. Poi Josh Abrams a battere il legno caldo di un contrabbasso, la grazia muliebre del violino di Jennifer Hutt e la preziosa acustica di Emmet Kelly. Questi ultimi due protagonisti di morbide seconde, terze voci che si rincorrevano consonanti seguendo l’estro dell’attore principe.
E poi Will Oldham, presente e vivace come poche altre volte. Fiero custode di radici strappate ad una tradizione folcloristica dalla quale allontanarsi con fughe estemporanee, per uno sguardo diverso sul mondo. Il suo mondo. Riprodotto con singole esecuzioni di altissimo livello, interpretazioni vocali affidate spesso a sensazioni istantanee ed improvvisate. Questo il senso percepito, una continua reinterpretazione di se stesso. Esecuzioni vocali che, come un libero e poco prevedibile flusso di coscienza, fanno di ogni suo concerto un opera d’arte, un pezzo unico ed irriproducibile.
Un’esperienza capace di segnare nel vivo, di scuotere con brividi freddi a scorrere lungo schiene sudate... quando il contorno perde d’importanza, e con lui la scaletta, la durata, il luogo, la stanchezza. Quando, alla fine, rimane solo il ricordo del miglior concerto visto quest’anno, e tante belle foto a ravvivarne il colore.







