11.12.08

neil halstead

Penso ad una sciarpa di lana, calda ed avvolgente, come prima immagine per descrivere la voce di Neil Halstead. Se fosse estate sarebbe una brezza dolce di collina. Raccontare la musica per immagini e sensazioni è un compito difficile, ma certi dischi sembrano fatti per diventare album di fotografie o campionari di profumi. Neil Halstead ha cominciato a scattare immagini importanti con gli Slowdive, band shoegaze di culto, per poi cambiare orizzonti e formare i Mojave 3. Se vi sembra poco, potrei mettere Excuses for Travellers tra i miei dieci dischi preferiti di sempre. Nel 2002 l'ottimo esordio da solista (Sleeping on Roads), ballate folk-rock dalle routes d'oltreoceano. Qualche mese fa questo Oh! Mighty Engine (Bushfire Records), personalissimo ponte musicale tra la polvere del midwest americano ed i cliff della Cornovaglia, scritto tra una tazza di tè ed un’uscita in surf (come testimoniato dall’elegante video di Paint a face, sotto). Canzoni semplici, di una bellezza disarmante. Melodie limpide ed incisive sorrette da una chitarra acustica, da una voce suadente e unica, da poco altro… qua e là un mandolino, un banjo, le note lunghe e malinconiche di un pedal steel ed una batteria a regalarci illuminati sprazzi pop degni del miglior Elliott Smith (Queen Bee). Neil Halstead ha ironicamente definito il suo genere come nylon rock, riferendosi al materiale con cui sono fatte le corde della sua chitarra. Forse avrei preferito qualcosa di meno sintetico, tipo wood rock (che fa molto Bon Iver), ma poco importa… la vera sostanza è che questo album possiede un'intensità emotiva che basterà a scaldare i miei ascolti per tutto l'inverno.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

bello!
hrudi v. bakshi