30.10.08

tarlo terzo

Abemus Baco Tarlo Terzo, così il sito ufficiale annuncia la venuta della nuova creatura dei Bachi da Pietra. Inchiostro nero su un bianco candido -"un aratro portavo campi bianchi a seme nero aravo"- oggetto di cure attente e raffinate. 
Leggo nel retro copertina di prodi personaggi investiti nel pieno dell'estate del titolo di Gran Bacato: il logo di Bronson Produzioni è la promettente novità. 
Leggo di altre eccellenti consuetudini, della doppia pelle e del ferro di Bruno Dorella. della gola, della corda, del legno di Giovanni Succi. 
Poi affondo l'ascolto e non riemergo: un bagno di suoni intensi e purificatori dallo "sterco delle favole buone del potere accattone opposto a rette persone". 
Mi appendo alle labbra di una voce che striscia sull'incedere di un rullante, annoto solenne "che la vita è il mestiere che paghi per fare". 
Subisco il prodigio di quelle parole con entusiasmo nuovo. e dove non arrivano quelle parole arrivano le (basse) frequenze che pervadono l'intero disco oltre la comune percezione e scappano veloci ed affannate sulle note de i suoi brillanti anni ottanta
Ascolto di notte fonda, di blues scuro che attorciglia le viscere e provoca malsana assuefazione e consapevolezza: "ho rivisto la mia solitudine, è in forma e le manco". 
Scopro che la malìa può avere un suono lindo e profondo. che ogni colpo di timpano è un cratere. che ogni corda che stride è memoria di fosforo bianco, implode lentamente e lascia solchi indelebili. gli stessi che ripercorre per la scala del solaio la voce narrante fino a raggiungere la fine del disco, ciclico presagio all'imminente riascolto. 

1 commenti:

chris ha detto...

è il disco dell'anno. sono fiero di essere entrato in questo progetto. giusto investire su chi lo merita. nei migliori negozi, ma anche al fargo o al bronson.