Ecce Bonnie! Lie Down in the Light: una sorpresa a tutti gli effetti. La sua uscita in sordina è stata un evento sommerso destinato a generare un onda lunga di consensi e una lenta risacca fino alla prossima sorpresa. A confronto The Letting Go fu una tempesta mediatica -per chi si fosse perso gli imperdibili web-spot: episodio 1, episodio 2 ed episodio 3- mentre questa copertina azzurra a tinte caran d'ache è comparsa nei negozi come d’incanto senza che molti ne sapessero nulla. Tutto ciò, se vogliamo, è solo contorno. La sorpresa, quella vera, arriva ai primi ascolti… perché se dopo svariati album si trova ancora spazio per canzoni che hanno un respiro nuovo, diverso, c’è veramente di che meravigliarsene. Questo è Lie Down in the Light… strizza l'occhio al passato folky dei Palace mentre si avvia ad un futuro più sereno, perché maturo e consapevole e quasi sgombro dalle nubi dei vecchi tormenti: I See a Darkness. Proprio di quell’album -il più scuro di tutti, il più bello di tutti- pare questo esserne la miglior risposta. Una risposta decisa, compiuta e conciliatrice. Lie Down in the Light è meno concettuale del precedente (The Letting Go) e per questo più accessibile perché tutti i brani, nessuno escluso, esprimono una bellezza spontanea ed immediata trasmettendo la loro essenza anche a platee più ampie ed universali. Gran merito alla delicatezza di quel placido sottobosco melodico di corde, fiati e percussioni che accoglie una voce quantomai asciutta, diretta e genuina, mentre ne esalta un’altra negli allettanti duetti con l’ottima Ashley Webber. Ambizioso qui addentrarsi nella descrizione di ogni singolo brano, perché ognuno di essi si ritaglia uno spazio ed un tempo diverso e definito nell’arco dell’ascolto dell’intero album. Per questo grido, sottovoce, al capolavoro... uno di quelli nei quali a turno ogni brano diviene il preferito (del giorno, della settimana, del mese). Perché, si direbbe, ogni periodo ha la sua canzone come ogni campo ha la sua talpa... tanto per citare la mia prescelta di questa settimana (For Every Field There's a Mole).12.6.08
bonnie prince billy
Ecce Bonnie! Lie Down in the Light: una sorpresa a tutti gli effetti. La sua uscita in sordina è stata un evento sommerso destinato a generare un onda lunga di consensi e una lenta risacca fino alla prossima sorpresa. A confronto The Letting Go fu una tempesta mediatica -per chi si fosse perso gli imperdibili web-spot: episodio 1, episodio 2 ed episodio 3- mentre questa copertina azzurra a tinte caran d'ache è comparsa nei negozi come d’incanto senza che molti ne sapessero nulla. Tutto ciò, se vogliamo, è solo contorno. La sorpresa, quella vera, arriva ai primi ascolti… perché se dopo svariati album si trova ancora spazio per canzoni che hanno un respiro nuovo, diverso, c’è veramente di che meravigliarsene. Questo è Lie Down in the Light… strizza l'occhio al passato folky dei Palace mentre si avvia ad un futuro più sereno, perché maturo e consapevole e quasi sgombro dalle nubi dei vecchi tormenti: I See a Darkness. Proprio di quell’album -il più scuro di tutti, il più bello di tutti- pare questo esserne la miglior risposta. Una risposta decisa, compiuta e conciliatrice. Lie Down in the Light è meno concettuale del precedente (The Letting Go) e per questo più accessibile perché tutti i brani, nessuno escluso, esprimono una bellezza spontanea ed immediata trasmettendo la loro essenza anche a platee più ampie ed universali. Gran merito alla delicatezza di quel placido sottobosco melodico di corde, fiati e percussioni che accoglie una voce quantomai asciutta, diretta e genuina, mentre ne esalta un’altra negli allettanti duetti con l’ottima Ashley Webber. Ambizioso qui addentrarsi nella descrizione di ogni singolo brano, perché ognuno di essi si ritaglia uno spazio ed un tempo diverso e definito nell’arco dell’ascolto dell’intero album. Per questo grido, sottovoce, al capolavoro... uno di quelli nei quali a turno ogni brano diviene il preferito (del giorno, della settimana, del mese). Perché, si direbbe, ogni periodo ha la sua canzone come ogni campo ha la sua talpa... tanto per citare la mia prescelta di questa settimana (For Every Field There's a Mole).
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2 commenti:
Siccome chi mi masterizza i cd si dimentica puntualmente di scrivere anche i titoli ;) , non posso dire il nome della mia canzone preferita di questo album stupendo. Comunque è la numero 3..
Una curiosità: ma chi sono i due personaggi disegnati in copertina? Quello barbuto a destra mi ricorda qualcuno..(a parte il fisico, s'intende).
visto che qui se ne parlò... riposa in pace, mio caro Sergente.
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