Diciamolo pure, a volte ci piace stare male. Ci piace sguazzarci dentro. Forse capite tutti cosa intendo... non a caso capita di leggere piacevoli paradossi come "stare bene per stare male" o "una serata all'insegna dello stare male insieme. accorrete numerosi. non ve ne pentirete" (op. cit.)… che quasi quasi mi ricorda il Festival della Felicità di Ecce Bombo.Robin Proper-Sheppard cantava there’s nothing like a long walk on a rainy night. E noi con lui, ancora una volta, a sguazzar dentro quelle pozzanghere. Fixed Water è l’album migliore dei Sophia, I See a Darkness quello di Will Oldham (Bonnie ‘Prince’ Billy, scusate). E così via. Sarà un caso, oppure no. Anzi, no di certo, perché risulta ovvio, quasi spiazzante, che quando si sta per toccare il fondo si tira fuori il meglio. Jorge Luis Borges, del quale l'illustre cugino continua ad educarci con la sua penna, diceva che la sventura è la grande materia prima della poesia e che non è possibile fare letteratura con la felicità. Un passo più in là il Nick Hornby di Alta Fedeltà: "Cosa è venuto prima, la musica o la sofferenza? Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica? Sono tutti quei dischi che ci fanno diventare malinconici?". E’ in questo splendido quadro deprimente che voglio introdurre il mio Disco dell’Inverno. Lo annunciai al primo ascolto, quando le giornate erano ancora tiepide. Ora che il freddo non indugia più posso confermarlo: North Star Deserter di Vic Chesnutt è l’album che ha monopolizzato i miei ascolti negli ultimi due mesi. Lo sventurato Vic nell’accogliente alcova della famiglia Constellation Records ha partorito un capolavoro che smarrisce e spaventa il cuore, ma poi lo ritrova e lo riscalda lasciando un'aurea di emozioni autentiche. Si passa dall’amaro cantautorato di tutta una ventennale carriera (Warm, su tutte), alla distorta orchestralità figlia dell’efficace contributo del collettivo A Silver Mt. Zion (Glossolalia, in particolare) mentre si invoca, lieve e spettrale, il fantasma di Nina Simone (Fodder On Her Wings) e la chitarra dell’ennesimo special guest (ave
Guy Picciotto) fa il bello ed il cattivo tempo (Marathon e Debriefing, nell’ordine). Ma non è tutto qui, assolutamente non lo è. Mancano struggenti parole per quella ballata da occhi lucidi intitolata You Are Never Alone, manca tanto altro.Accetto le mie lacune, in fondo non si hanno mai degne parole per descrivere il proprio Disco dell’Inverno. Potessi, sceglierei le belle parole di altri (queste) e poi…
e poi non andrei oltre, che fuori fa freddo e levare tempo e temperatura al vostro ascolto con le mie parole diventa superfluo.


