Arrivederci, Valona. E' stato più breve ed indolore del previsto, e non è stato abbastanza. Allora vorrò tornarvi per capire, conoscere, vedere di più. Ed anche, naturalmente, per continuare e concludere un lavoro ben cominciato. L'Albania è un luogo in cui ti ci puoi ritrovare più per dovere che per piacere. Sovente, però, possono accadere cose che ti fanno dimenticare il motivo
per cui sei lì. Il tramonto nell'immensa baia di Valona è una di queste cose. Il mare, il cielo, le nuvole ed i monti assumono tinte di un acquerello dalle derive quasi mistiche. Un’altra cosa che ti fa dimenticare il motivo per cui sei lì è il sorriso di un bambino che ti osserva lavorare interrompendo i suoi giochi, i suoi scavi, tra le macerie delle fabbriche abbandonate. Un’altra ancora è che si respira l'aria dei Balcani, nelle musiche, nei volti, nell'asprezza delle alture che cingono la città. Così ti dimentichi tutto, segui il sole che si tuffa nel mare e te ne stai immobile ad osservare lo spettacolo con i piedi piantati nella sabbia grigia di quelle spiagge. Le stesse dalle quali dieci anni fa giovani dal futuro incerto salpavano per seguire una speranza, là dove cala il sole. La tempest
a ora sembra lontana, la vita scorre frenetica in città come Valona. Città imbruttite da una sfida alla modernità urbanistica persa in partenza. I soldi occidentali qua non hanno portato la bellezza perchè dell'occidente, al solito, è arrivato il peggio della propria cultura.
Qua c'è più bellezza nel degrado della periferia.
E' così, tutto tremendamente paradossale. Come il cenno di assenso che in albanese si fa scuotendo la testa. Forse sta proprio in questi paradossi il fascino nascosto di questo luogo, l'indole bizzarra di questo popolo cordiale e caotico. Il rammarico più grande è di non aver visto abbastanza per trarre considerazioni più decise su questo paese. E’ normale, i viaggi di lavoro sono quasi sempre viaggi a metà. Per questo spero, quando tornerò nella terra delle aquile, di recuperare l’altra metà.
Qua c'è più bellezza nel degrado della periferia.
E' così, tutto tremendamente paradossale. Come il cenno di assenso che in albanese si fa scuotendo la testa. Forse sta proprio in questi paradossi il fascino nascosto di questo luogo, l'indole bizzarra di questo popolo cordiale e caotico. Il rammarico più grande è di non aver visto abbastanza per trarre considerazioni più decise su questo paese. E’ normale, i viaggi di lavoro sono quasi sempre viaggi a metà. Per questo spero, quando tornerò nella terra delle aquile, di recuperare l’altra metà.




