Appena il tempo di disfare le valigie che occorre rifarle di nuovo... -questa frase mi sembra di averla già scritta- Va così: è un periodo di viaggi, spostamenti, transizioni… -e questa mi sembra di averla già sentita- Intanto sul Pulpito si accumula polvere mentre mi procuro come dargli il pane, pugliese in questo caso. Rilievi topografici litorali, monitoraggio dell’evoluzione dell’ambiente costiero. Non avevo mai visitato la costa jonica del Salento, ed il mio lavoro mi ci ha portato. Da Porto Cesareo a S.Maria di Leuca, passando per Gallipoli, quel che più m’ha allietato è stato raggiungere vari angoli dimenticati dai turisti poco attenti. Ho ancora negli occhi quei paesaggi e nei polmoni la loro aria mattutina. Istantanee delle pajare, di quelle strade bianche che si snodano tra paesaggi brulli disseminati di ulivi e fichi d’india che grondano frutti, di quei paesini i cui nomi si appellano a qualsivoglia santo. Luoghi che parevano caduti in un letargo settembrino fatto di orizzonti semi deserti, di strade poco popolate, di gruppi di case chiare, basse e diroccate, con tutto il fascino di quell’architettura povera e decadente.
Gente rude ma cortese e disponibile, come le mani consumate dal sale di un pescatore che rammenda con cura la sua rete. E poi il mare, perché non puoi togliere al Salento il mare… turchese negli arenili e blu intenso negli orizzonti, sempre pronto ad accogliere nelle sue acque miti e limpide un tramonto dalle tinte surreali. Proprio quel mare, presente in ogni cartolina, pareva l'unico degno di concludere questo ricordo.
26.9.07
lu salentu
5.9.07
"Serie di batti e ribatti..."
Appurata la tanto sbandierata latitanza delle mezze stagioni siamo alla ricerca di un evento, di un appiglio, di un fatto per dichiarare che nonostante il calendario l’estate sia finita. Per me l’estate finisce quando inizia il campionato di serie A. E lo so, tanti altri avranno la stessa percezione… vuoi per pura e giustificata insofferenza per tutto ciò che ruota intorno al calcio, vuoi per immacolata ed innocente passione verso il giuoco stesso. Quando l’estate del 2007 è finita c’erano ancora 35 gradi e stavo guidando di inesorabile ritorno dalle vacanze. Altrettanto inesorabilmente la frequenza della mia autoradio veniva modulata sulla trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto. E qui, come sovente ed in maniera preoccupante accade tra queste righe, entra in gioco la nostalgia. Ricordo che da piccolo la cosa più frequente che accadeva la domenica pomeriggio era imbattersi nel gracchiare di una radio… la voce di Ciotti ed Ameri poteva arrivarti per vie traverse: da una finestra aperta, dal transistor di un vecchietto al parco, dai finestrini abbassati di qualsiasi Alfetta non fosse quella di mio padre. Ed era un bel supplizio, tanto che
attardavi il passo ed allungavi l’orecchio per ascoltare un brandello di quelle radiocronache che ancora oggi sopravvivono come cimeli di una cronaca sportiva purtroppo obsoleta. Quando Sky non esisteva ma esistevano ancora penne educate sui quotidiani sportivi, quando gli stadi erano sempre pieni e Paolo Valenti con 90° minuto faceva impazzire le macchinette dell’auditel. C’era dell’arte in quelle radiocronache che, farcite da un lessico così peculiare e personale, trasformavano un semplice resoconto in qualcosa che sfiorava il romanzo. Tanti erano i modi di dire, i vocaboli, le espressioni tecniche che hanno reso celebri quelle voci senza volto… la mia preferita, non so perché, era quella che intitola queste righe. Dunque chi di voi avesse a cuore una di queste espressioni la citi qui, sul Pulpito, che in onore di Nicolò Carosio ho deciso di ribattezzare Quasi Blog!
