25.4.07

new thing at pulitzer

Arrivò sulle scene sul finire degli anni 50, e lo fece a modo suo. Lo fece attraverso l’immacolata presunzione di un album come the Shape of Jazz to Come, immacolata come il bianco del suo sax alto in plastica. Ornette Coleman era pronto a sbattere in faccia a chiunque la sua verità quando se ne uscì con questa cosa della musica armolodica, inventando ciò che non poteva essere scoperto se non seguendo le sole basi dell'istinto e dell’improvvisazione. Era il 1960 e con l’album Free Jazz Coleman battezzò un genere trascinandosi dietro gran parte dei più eclettici boppers dell’epoca. La storia dice che molti se ne sono andati al creatore anzitempo, mentre Ornette è arrivato ai giorni nostri con ancora tanto da dire. Ci è arrivato con gli strepitosi turpiloqui musicali di Sound Grammar, registrato dal vivo suonando oltre al sax alto anche tromba e violino, col figlio Denardo che lo accompagna alla batteria sin dall’età di 10 anni.
"In tutti i linguaggi parlati dagli uomini sul pianeta c'è una qualche forma di grammatica. Per me, suonare è sempre analizzare una grammatica"
La notizia è di pochi giorni fa: Ornette Coleman ho vinto il premio Pulitzer per Sound Grammar. Prima di lui, 10 anni orsono, solo Wynton Marsalis. Unici due jazzisti a fregiarsi di questa onorificenza riservata in genere ai grandi compositori di musica classica. La cosa nuova è che questo pulitzer ha un sapore diverso da quello di Marsalis, perché nel contempo è stato premiato alla memoria anche John Coltrane:
"A posthumous special citation for his masterful improvisation, supreme musicianship and iconic centrality to the history of jazz."
Allora sì, analizzando l’insieme e andando oltre al semplice merito, pare tutto chiaro e giusto... la massima espressione artistica della lotta per i diritti degli afro-americani si prende ancora le sue piccole rivincite. O forse no, forse si tratta solo di musica.


leggi anche: 1967.

5 commenti:

Kekko ha detto...

non il più grande esteta della musica in circolazione (io, intendo) e non il più grande appassionato di rivalse e recondito desiderio di soddisfazioni extramusicali. ma ornette mi ha sempre smosso un sacco. personalmente preferisco l'approccio metal pesantissimo alla brotzmann, ma sono quisquilie.

Hank ha detto...

Proprio un bel post! E attendo fiducioso, da bravo analfabeta informatico, che Borguez o chi per lui scovi su You Tube un video attestante il piccolo decenne Denardo che elucubra sofismi armolodici sotto lo sguardo orgogliosamente armolodico (best adjective ever, che non significando alcunché può - anzi, deve! - essere utilizzato in qualsivoglia contesto, soprattutto gastronomico) di papà Ornette.

borguez ha detto...

quei due quartetti impazziti hanno accompagnato troppe notti nebbiose e sperdute affinchè io possa parlarne con la dovuta decenza... ancora oggi c'è da restare basiti di fronte a tanto! ode a Denardo, al padre sopravvissuto e a coloro che sono andati anzi/contro/down/tempo...
nessun YouTube è all'altezza di tanto, e il dubbio resta il medesimo...
To Be Ornette To Be

diego ha detto...

questa fa il pari con l'urlando sbronzo e furioso dell'Ariosto all'antica osteria Brindisi di Ferrara. Chapeau.

Entro un paio di giorni il post a 8 mani sull'atp. E' kilometrico. E come ben sapete un kilometro è composto da 1013,17 allunghini.

borguez ha detto...

...non è farina del mio sacco ma uno splendido disco di grandi musicisti italiani...non potevo arrivare a tanto!