23.2.07

1967

Me ne sono sceso giù al Five Spot a fare le pulizie. Il proprietario è uno negriero sfruttatore, ed io sono al verde. Mi tocca. Sono così al verde che ieri ho dovuto impegnare il mio sax da quattro soldi al monte dei pegni. E cos’è un jazzista senza il suo strumento? Un cazzo. Un negro come gli altri, un negro con la enne minuscola. Il proprietario m’ha detto che se pulisco anche i cessi posso entrare gratis ai concerti. Un vero stronzo. Ho accettato. Ero qua anche ieri sera, c’era Albert Ayler col suo trio. Quelli della ‘nuova cosa’ mi fanno godere, mi fanno sentire un animale libero in mezzo alla giungla. Libero e lontano da questo vivere con la merda alla gola. Lo chiamano ‘free jazz’, ma per me è solo ‘la musica’. Dunque me ne stavo lì appollaiato in un angolo, avevo staccato la spina, i latrati di quel sax tenore mi avevano ipnotizzato quando, vi giuro, Ayler mi ha fissato nelle palle degli occhi e se n’è partito con quel cazzo di assolo lungo venti minuti. Roba da spaccare i tavolini con la testa. Ci sono ancora le note conficcate dappertutto, nell’intonaco affumicato delle pareti. Quelli della ‘nuova cosa’, a partire da Cecil Taylor, qua ci sono passati tutti. Com’erano tutti al funerale di Trane, l’altro giorno. C’ero anch’io davanti alla St.Peter Lutheran Church, e vi dico che non ho mai visto tanti negri smarriti riunirsi nello stesso posto. C’erano i fratelli del Black Panther Party con i loro cartelli: Black Power! e c’era pure colui che quello slogan l’aveva sbattuto in faccia agli sbirri per la prima volta: Stokely Carmicheal. Fu alla ‘marcia contro la paura’, duecento kilometri da Memphis a Jackson, in Mississippi, quando James Meredith si mise in quella testa dura come l’ebano di dimostrare a noi negri che non vi sono ragioni per temere aggressioni iscrivendosi nelle liste elettorali. Detto fatto, qualche honkies gli sparò per il gusto del cazzo. Poi la marcia fu portata a termine dagli altri esponenti del movimento come il dottor King e Stokely. Malcom non c’era al funerale di Trane, l’avevano già fatto secco. Pare sia stato qualche flippato fondamentalista islamico a cui lui aveva dato il benestare dopo il viaggio alla mecca, ma va te a capire cazzo c’è sotto con tutti i casini che combina l’FBI. Insomma, è un po’ di anni che se Hoover si sveglia con le palle girate sono cazzi amari per tutti… ma i fratelli chiedono solo più diritti, mica si vogliono scopare sua figlia! Solo un figlio di puttana del genere poteva inventarsi uno slogan tipo "Denunciare, disgregare, screditare" e quel cazzo di Cointelpro... cos’è?!? MacCarthy vuole fotterci anche dall’inferno?!? Infiltrati dappertutto, roba che te ne trovi un paio nel tuo trio e se solo prendi per il culo Benny Goodman già hai la croce sopra. Figurati a scagliarti contro la guerra in Vietnam, quella che manda al macello i figli dei negri prima dei loro. No, non voglio pensarci. Mi viene il sangue cattivo, nero come la mia pelle. Meglio pensare al jazz, cosa che i bianchi non possono capire. Certi fighetti della west coast tipo Stan Getz, Chet Baker, Dave Brubeck mi fanno solo ridere! Trane gli ha fatto ascoltare cos’è la vera musica. Ma Trane non c’è più. Trane se l’è portato via un fottuto ago infetto, pensare che ha smesso di farsi 10 anni fa. Ricordo ancora quando Thelonious Monk se l’è portato a casa giù a Crown Heights, Brooklyn. Monk ha svegliato Trane a forza di pestare su quel piano, dio lo benedica. Da allora ci siamo sentiti meno soli. Un calcio in culo a tutti i benpensanti dell’ultimo minuto, quelli che “la nuova cosa è robaccia, non vale la saliva di uno sputo”. Infatti rimasero tutti a bocca aperta e gola asciutta. Un grande come Trane non aveva paura di sputtanarsi… in realtà lui è sempre stato al nostro fianco, ma pochi l’avevano capito. Con il suo definitivo ed incondizionato abbandonarsi alla causa prendemmo tutti fiducia e la nostra musica, dal jazzista più pezzente come me a gente come Ornette Coleman, si scatenò con impeto animalesco, si impossessò dei nostri spiriti come se fosse una folle danza tribale africana. Giù al Five Spot ho avuto la fortuna di vedere Trane varie volte, con Eric Dolphy, Archie Shepp e gli altri. Ogni volta un esperienza trascendentale, una risurrezione. Non si possono descrivere quei duelli a colpi di note in libertà, quegli assoli allucinanti con le dita di Trane a scorrere sui tasti di ottone come fossero impossessate dal demonio, o da dio. O forse da entrambi nello stesso momento. La musica era talmente espressiva che se ne fotteva dei confini di un pentagramma, e nel suo andare oltre era l’unica cosa che ci donava speranze. No, non si può spiegare. Non si può nemmeno immaginare. Si può solo vivere. Ora neanche quello. Trane se n’è andato rifiutando ogni cura che non fosse quella delle note del suo sax. Se n’è andato, anche se io non avevo bisogno di un altro martire.

10 commenti:

pressapoco ha detto...

L'attesa non fu vana!

Il viaggio verso Coltrane non prevede il ritorno!

diego ha detto...

come nelle migliori delle storie, il tragitto è circolare: da Trane si parte e a Trane si arriva.

mr.crown ha detto...

tout se tient motherfuckers.

Kekko ha detto...

non ve n'è, non ve n'è.

Maud ha detto...

il tuo post mi fatto respirare l'aria di Harlem...

borguez ha detto...

...tempo fa scrissi qualcosa a proposito dell'aleph del mio illustre cugino Borges, ma ti debbo confessare che anche a casa mia esiste un punto di fuga segreto, una piccola scatola cartonata nera nella quale mi posso rifugiare tutte le volte che voglio. è un oggetto prezioso perchè fu uno degli ultimi regali che mi fece mio padre e perchè riporta in copertina questa dicitura Coltrane The Complete 1961 Village Vanguard Recordings. ogni tanto scappo lì dentro perchè so che nessuno mi potrà trovare, perchè so cosa invece troverò io... e poi resto lì per un tempo indefinito, dilatato e disperso come lo sono gli assoli di coltrane e dolphy, come lo sono gli istanti inenarrabili delle nostre esistenze.
poi apparentemente ritrovo le mie stanze e i miei pensieri, ma non sono esattamente dove ero prima... perché dai viaggi non si torna mai!

diego ha detto...

"Questo viaggio non conosce ritorno, mi sono detto. E' solo andata"
Tu,mio - Erri De Luca
Davvero un piccolo grande libro.

Friends of Enemies ha detto...

quando sarò grande sarò un appassionato di opera...

hai risolto il mio rebus?

diego ha detto...

non che io c'abbia pensato tutto questo tempo, sono stato via e non avevo letto il rebus... che mi risulta comunque irrisolvibile! Aspetto lumi a rischiarare la mia ignoranza!

Friends of Enemies ha detto...

soluzione rebus:

adn = noi
ravenna = ravenna
9/3 = venerdì prossimo.

ci vediamo al bronson!