28.12.06

U R there

MONO - You Are There (2006, Temporary Residence)
Immaginate che esistano delle regole non scritte per dimensionare l’entità MONO in poche righe, come fossimo in quel gioco nel quale per descrivere una cosa è proibito utilizzare certe parole. Vuoi perché troppo banali, vuoi perché troppo inflazionate, frasi e parole da evitare sarebbero: post rock orchestrale apocalittico, Goodspeed You! Black Emperor, impressionanti crescendo, muro di suono, Ennio Morricone, culto della lentezza, Explosions in the Sky e così via. Parole come ingredienti che miscelati a dovere e conditi con qualche espediente letterario danno vita alla recensione-tipo dei dischi MONO, ma che sono ben lontane dal catturarvi l’anima, la quale può essere assaporata appieno solo in parentesi puramente intime e può rivelarsi anche in un solo folgorante attimo. Io sto per raccontarvi il mio. L’album è You Are There e sto guidando sulle sue note (sono già due settimane, senza soluzione di continuità). Dopo quasi un’ora mi avvicino alla conclusione del mio tragitto, del mio ascolto. Viale alberato di cui non vedo la fine, cielo grigio ghisa basso e monolitico, pioggia e foglie gialle e rosse che cadono oblique con geometricità spiazzante. Arrivano gli archi e l’apertura celestiale di Moonlight, arriva la classica bordata di shiver down my spine… un brivido lungo la spina dorsale, un colpo di fulmine, la quintessenza della musica dei MONO.