
Mentre chiudo nel cassetto ogni velleità giornalistica e prego che il dio della sintesi conceda la sua intercessione, provo ad abbozzare un resoconto. Sarà comunque impossibile convincere qualcuno del fatto che l’ATP a Minehead sia il miglior festival musicale d’Europa (è vero, è anche l’unico al quale ho partecipato… ma diffidate da questa considerazione, puzza di banalità).
I motivi di questo primato sono complessi e censurabili dal dio della sintesi (ne fu indenne il post del 2007). Senz’altro spicca il fatto che il numero chiuso fa dei suoi avventori e dei musicisti una sola comunità, isolata dall’universo non solo geograficamente. Così un giorno giochi a bowling con Yann Tiersen, l’altro accresci l’ego deficitario del cantante dei Bronx comprando le sue magliette per pochi pounds. e così via. Last but not least, con l’avvento di festival mangiatutto come il Primavera Sound l’ATP è diventato non più cool… e, ben si sa, uncoolness is the new coolness.
Poi ci sono i concerti… suppongo di essere andato per quelli, anche se non ne sono certo. Alcuni li ho saltati perché la fantastica compagnia di maschioni (I love you, simbolo del cuoricino) offriva di meglio, altri non mi interessavano, altri ancora non li ho commentati e magari qualcuno lo farà per me in appendice.
Degni di nota, con tanto di voto (assolutamente personale) e in attesa di foto decenti, i seguenti concerti in rigoroso ordine cronologico:
Giant Sand - suonano nelle fasi di riscaldamento di una partita che poco gli interessa, proprio per questo cazzeggiano in maniera sublime (6.5)
Yann Tiersen - avere una certa età e diventare la sorpresa (oltre che l'uomo ovunque) del festival non è cosa da poco. Suona inaspettatamente e maledettamente post-rock, e lo fa con tutta la sua classe (8)
Pit er Pat - in 2 anziché 3. Lei, Fay Davis-Jeffers, è alquanto impastata. di contro Butchy Fuego è assolutamente omen nomen. Rimangono leggermente deluse le aspettative (6.5)
Bon Iver - suo malgrado sta meglio tra la gente che in mezzo alle foreste. Ricordando il selling point del suo album gli si potrebbe dare del millantatore. Però non ci dispiace ed ha una band che suona forte (due batterie?!?), alla fine il concerto è godibile (6.5)
CSS – Imbarazzanti, non solo per l’allestimento del palco centrale con palloncini colorati, ricchi premi e cotillons. Un punto in meno alle Breeders per averli invitati (4)
Th' Faith Healers – un album nel ’92 (prima uscita della Too Pure), sciolti nel ’94. La bio dice “noisy and hypnotic grooves, noisier than the similarly sound-for-sound's-sake My Bloody Valentine and more driven than their new labelmates Stereolab”. La bio dice bene (7.5)
Wire – Drittissimi, ma avevo l’udito malconcio dal concerto di cui sopra e ho resistito due pezzi. Voto sulla fiducia (di un concerto visto pochi mesi fa) (7)
The Breeders – senza temere che nessuno mi prenda a maleparole, non sono mai state la mia tazza di tè. Fanno il loro caro compitino ma visto che la matematica non è un’opinione si beccano un bel (5)
Shellac – Steve Albini, Bob Weston, Todd Trainer. Il dio della sintesi parla inglese e dice: BEST ROCK BAND EVER. Mi hanno insegnato che il voto dieci non si può dare, ma io non ho ancora capito il perchè (9)
Zach Hill – Va bene, alla batteria sei un fenomeno e magari, che ne so, hai anche un cazzo lunghissimo. però dovresti pure mettere in conto che a qualcuno il tuo onanismo strumentale potrebbe anche risultare fastidioso (5)
Holy Fuck - Uno al basso, uno alla batteria, gli altri due a smanettare su tavoli ben imbanditi. Nel cuore della notte saltavano proprio tutti, e saltavo anch’io. Spassosissimi (8)
Dianogah – conferma quadratissima, di questi tempi la gente di Chicago va forte. avevano come fonico Bob Weston, per dire. E pare che Steve Albini durante il loro concerto abbia addirittura inarcato il sopracciglio destro (8)
Deerhunter - il fatto che Bradford Cox dal vivo sia quasi più brutto di Gregor Fucka non influisce sulla prestazione e sul voto, i Deerhunter dimostrano di non essere il frutto vanesio di una moda musicale ma una band con le spalle più larghe del previsto (7.5)
Gang of Four - a parte che bisognerebbe chiamarli Gang of Two visto il grado di autenticità del quartetto base (la considero una reunion più posticcia di altre), la bellezza di un disco come Entertainment! rimane inalterata ed ascoltare dal vivo suonare (bene) certi pezzi può essere emozionante (7)
Foals – Spaccate. Spaccate un sacco… ma hey!!! di sopra stanno suonando gli Shellac per la seconda volta!!! ciaociao (7.5)